Settanta lune piene dopo ritorna a ululare la belva antropomorfa della Universal omaggiando la tradizione gotica
Lawrence Talbot rientra in seno alla famiglia dopo una lunga assenza e in una notte di luna piena. Fuori dalla sua tenuta, una bestia affamata e famelica abita i boschi del villaggio, visita le notti dei puritani e ne strazia i corpi. Vittima della mostruosa creatura cade pure il fratello di Lawrence, sposato alla bella e mite Gwen, che chiede aiuto e trova conforto in lui. Per fermare l’orrore e fare chiarezza sulla vicenda viene ingaggiato un ispettore di Scotland Yard, Alberline. Durante una “battuta di caccia”, la bestia aggredisce e azzanna Lawrence riducendolo in fin di vita. Sopravvissuto al morso e fatalmente contagiato, il giovane Talbot si trasforma nelle notti di luna piena in un lupo, aggredendo e uccidendo gli abitanti del villaggio. Ricoverato in manicomio e poi fuggito, Lawrence verrà braccato da Alberline, deciso a porre fine ai suoi scempi. Gwen, perdutamente innamorata, tenterà invece di strapparlo alla licantropia con la forza dell’amore e dei suoi baci.
La più leggendaria e misteriosa fra tutte le creature della Universal è senza dubbio l’uomo lupo, nato nel 1941 dalla penna dello sceneggiatore Curt Siodmak e ispirato dalla mitologia e dal folclore. Privo di una fonte letteraria forte e della radicale alterità che caratterizzano il Dracula di Bram Stoker e la creatura di Frankenstein di Mary Shelley, l’uomo lupo non è un essere completamente altro e avulso dalla società umana, è piuttosto un uomo condannato dal Fato a una diversità intermittente, che lo colpisce nelle notti di luna piena.
Settant’anni e diverse variazioni sul tema dopo (Frankenstein contro l’uomo lupo, L’ululato, Un lupo mannaro americano a Londra), spetta a Joe Johnston rilanciare i licantropi, omaggiando la vecchia tradizione gotica e le gloriose produzioni “B” della Universal. Wolfman “restaura” make up e orrore, guardando alle versioni cinematografiche del romanzo “nero” ottocentesco, evidenziando una società che vieta l’esplicarsi delle forze inconsce e trasformando la tragedia greca del soggetto originale in tragedia shakespeariana. Al centro del film, si contendono scena, “trono” e fanciulla un padre e un figlio, un re e un principe, belve antropomorfe vittime della stesso male e della stessa inquietudine mostruosa.
Benicio del Toro, attore che interpreta un attore, è una sorta di Amleto, un eroe romantico sull’orlo del precipizio. Chiuso in se stesso e nella sua immobilità luttuosa (la morte dell’amata madre quando era soltanto un bambino), teme l’insorgere della passione che può trasformarlo in predatore omicida. Il suo personaggio, fondato sugli infiniti e ripetuti “essere o non essere”, offre un aggiornamento efficace del principe danese, in lotta questa volta contro un genitore tangibile. Il padre di Anthony Hopkins, specializzato a partire da Hannibal Lecter in sdoppiamenti della personalità, è un aguzzino invasato, trincerato nel suo segreto e deciso a contendere il potere al figlio, di cui ingabbia letteralmente la spontaneità individuale. La tenuta dei Talbot è il paradiso e insieme la prigione morbosa che inscena la duplicità psicologica del protagonista, il conflitto e la manifestazione del tarlo segreto (ed ereditario) che divora la luminosa corazza dell’eroe.
Eroso dall’interno, il giovane Lawrence crollerà sotto l’incendio delle passioni e rovinerà come la sua tenuta, sconfitto e spinto tra le braccia “del non essere” e dentro la sua prima notte di quiete.
Wolfman – Trailer italiano
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Dopo diciassette anni Cristina incontra, per un caso fortuito a Los Angeles, Carlo, il mascalzone che l’aveva abbandonata incinta di sette mesi e che oggi, cinquantenne, vive ancora come un gigolo insieme a una donna molto più vecchia di lui. Cristina non si lascia sfuggire l’occasione di affrontarlo e gli comunica che il figlio Lele ora ha un padre putativo, Aliprando, che si è preso cura di lei e del ragazzo. A loro ha raccontato che il padre naturale è morto, per cui gli ordina di rimanere lontano dalla loro vita. Carlo, che in realtà temeva di essere messo di fronte ai suoi doveri paterni, tira un sospiro di sollievo e fingendosi amareggiato accetta di buon grado. Quello che non immagina è che la sua anziana compagna, poco prima di imbarcarsi sull’aereo che avrebbe dovuto riportarli a St. Barth, decide di lasciarlo per un aitante giovanotto. Bloccato negli Stati Uniti e senza un soldo in tasca, Carlo chiede aiuto proprio a Cristina e, spacciandosi per un suo fantomatico fratello missionario laico in Angola, riesce a farsi ospitare da Aliprando per qualche giorno. Nel frattempo Lele s’invaghisce di Susanna, la bellissima figlia di Claudio, il proprietario dell’albergo. Per far colpo su di lei “ruba” l’auto presa a noleggio da Aliprando e offre alla ragazza un passaggio fino all’università. Cristina, che assiste esterrefatta a tutta la scena, obbliga Carlo ad assumersi per la prima volta le sue responsabilità di padre e ad unirsi ad Aliprando nella ricerca del ragazzo, ricerca che si trasformerà in una serie di avventure esilaranti nelle quali entrerà anche una vecchia fiamma di Carlo, Fiamma.



