Friday, March 12, 2010

Alice in Wonderland

Posted by Tv Live On marzo - 11 - 2010 ADD COMMENTS

Lontano dai libri originali, dal cartone anni ‘50 e dai film di Tim Burton, il nuovo Alice è un viaggio verso il conformismo

AliceAlice teme di essere pazza. Da quando è piccola continua a fare sempre lo stesso sogno, non sta mai attenta quando le parlano, è diversa dal resto della buona società che frequenta e non si integra nelle regole del suo mondo. Affinchè non rimanga zitella come la zia, che senza marito pazza lo è diventata sul serio, i parenti le combinano il matrimonio con un ottimo partito: un giovanotto integrato, conformato, di nobile lignaggio e con qualche problema digestivo. Al grande ricevimento nel quale le verrà fatta la proposta però le visioni di Alice si fanno insistenti, il ticchettio di un orologio sembra ossessionarla e sul più bello vede comparire un coniglio in doppiopetto che le indica che è oramai tardi. Alice lo segue nella sua tana e finisce in quel mondo che aveva sognato fin da piccola, dove scopre che esiste una profezia riguardo una sua omonima la quale, con l’aiuto del Cappellaio Matto, del Coniglio Marzolino ecc. ecc. sconfiggerà una creatura malvagia liberando il regno dalla tirannia della Regina Rossa e riportando al trono la sorella più bella, la Regina Bianca.
La produzione è sempre Disney ma siamo totalmente da un’altra parte rispetto al cartone animato del 1951. Benchè la storia ancora una volta mescoli elementi da i due libri di Lewis Carrol: “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, il mix è inedito. Questa volta l’andamento psichedelicamente caotico per il quale solo perdendosi completamente Alice riusciva a trarre qualcosa dal suo peregrinare è scartato a favore di una trama decisamente più canonica. Arrivata nel paese delle meraviglie Alice ha un destino già scritto, ha una missione e un nemico da sconfiggere.
Dunque non solo non siamo dalle parti dei testi originali ma non siamo nemmeno dalle parti dei film di Tim Burton, nei quali solitamente il protagonista è un outsider che trova in un luogo oscuro e apparentemente ostile il suo vero habitat perchè più sincero ed autentico dei conformismi borghesi cui era abituato. Alice si trova male nel mondo reale perchè è diversa mentre nel mondo delle meraviglie lotterà per riportare lo status quo, per normalizzare quel luogo dalla tirannia folle della Regina Rossa. Peccato che proprio la Regina Rossa sia la vera outsider: sorella maggiore brutta e dalla testa troppo grande che è sempre stata all’ombra della sorella minore, tanto carina e amabile quanto cretina e impalpabile, e che non riuscendo a farsi amare preferisce essere odiata. Ecco perchè dopo un inzio fantastico, che entra di diritto tra le cose migliori che Tim Burton abbia mai girato, il resto del film è una continua delusione. La parte nel paese delle meraviglie è un percorso verso il conformismo di un personaggio ritenuto matto che, come in un film fantasy, subisce una profezia che si deve avverare, ha un’armatura, una spada, nemici mitologici e via dicendo.
E a poco purtroppo servono le molte interessanti intuizioni visive, le mille piccole raffinatezze di scenografia (praticamente tutta in computer grafica), di costumi e di trucco di fronte ad una parabola disneiana nel senso più deteriore del termine, per la quale l’eroina del caso trova la strada che era stata decisa per lei invece di forgiarne una con le proprie mani o secondo i propri gusti.
Di certo non aiutano un 3D realizzato tutto in postproduzione e abbastanza inutile (almeno il 50% del film ne è privo tanto che se guardato senza occhiali non presenta il classico effetto “doppio”) e momenti come la “deliranza” del Cappellaio Matto, che da sola è probabilmente la punta più bassa di tutto il cinema di Tim Burton e di quello di Johnny Depp messi insieme.

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Wolfman

Posted by Tv Live On febbraio - 17 - 2010 ADD COMMENTS

Settanta lune piene dopo ritorna a ululare la belva antropomorfa della Universal omaggiando la tradizione gotica

Lawrence Talbot rientra in seno alla famiglia dopo una lunga assenza e in una notte di luna piena. Fuori dalla sua tenuta, una bestia affamata e famelica abita i boschi del villaggio, visita le notti dei puritani e ne strazia i corpi. Vittima della mostruosa creatura cade pure il fratello di Lawrence, sposato alla bella e mite Gwen, che chiede aiuto e trova conforto in lui. Per fermare l’orrore e fare chiarezza sulla vicenda viene ingaggiato un ispettore di Scotland Yard, Alberline. Durante una “battuta di caccia”, la bestia aggredisce e azzanna Lawrence riducendolo in fin di vita. Sopravvissuto al morso e fatalmente contagiato, il giovane Talbot si trasforma nelle notti di luna piena in un lupo, aggredendo e uccidendo gli abitanti del villaggio. Ricoverato in manicomio e poi fuggito, Lawrence verrà braccato da Alberline, deciso a porre fine ai suoi scempi. Gwen, perdutamente innamorata, tenterà invece di strapparlo alla licantropia con la forza dell’amore e dei suoi baci.
La più leggendaria e misteriosa fra tutte le creature della Universal è senza dubbio l’uomo lupo, nato nel 1941 dalla penna dello sceneggiatore Curt Siodmak e ispirato dalla mitologia e dal folclore. Privo di una fonte letteraria forte e della radicale alterità che caratterizzano il Dracula di Bram Stoker e la creatura di Frankenstein di Mary Shelley, l’uomo lupo non è un essere completamente altro e avulso dalla società umana, è piuttosto un uomo condannato dal Fato a una diversità intermittente, che lo colpisce nelle notti di luna piena.
Settant’anni e diverse variazioni sul tema dopo (Frankenstein contro l’uomo lupo, L’ululato, Un lupo mannaro americano a Londra), spetta a Joe Johnston rilanciare i licantropi, omaggiando la vecchia tradizione gotica e le gloriose produzioni “B” della Universal. Wolfman “restaura” make up e orrore, guardando alle versioni cinematografiche del romanzo “nero” ottocentesco, evidenziando una società che vieta l’esplicarsi delle forze inconsce e trasformando la tragedia greca del soggetto originale in tragedia shakespeariana. Al centro del film, si contendono scena, “trono” e fanciulla un padre e un figlio, un re e un principe, belve antropomorfe vittime della stesso male e della stessa inquietudine mostruosa.
Benicio del Toro, attore che interpreta un attore, è una sorta di Amleto, un eroe romantico sull’orlo del precipizio. Chiuso in se stesso e nella sua immobilità luttuosa (la morte dell’amata madre quando era soltanto un bambino), teme l’insorgere della passione che può trasformarlo in predatore omicida. Il suo personaggio, fondato sugli infiniti e ripetuti “essere o non essere”, offre un aggiornamento efficace del principe danese, in lotta questa volta contro un genitore tangibile. Il padre di Anthony Hopkins, specializzato a partire da Hannibal Lecter in sdoppiamenti della personalità, è un aguzzino invasato, trincerato nel suo segreto e deciso a contendere il potere al figlio, di cui ingabbia letteralmente la spontaneità individuale. La tenuta dei Talbot è il paradiso e insieme la prigione morbosa che inscena la duplicità psicologica del protagonista, il conflitto e la manifestazione del tarlo segreto (ed ereditario) che divora la luminosa corazza dell’eroe.
Eroso dall’interno, il giovane Lawrence crollerà sotto l’incendio delle passioni e rovinerà come la sua tenuta, sconfitto e spinto tra le braccia “del non essere” e dentro la sua prima notte di quiete.

Wolfman – Trailer italiano

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Momento duro per i reality show, che vengono bersagliati dal loro pubblico a causa delle presunte truffe nascoste dietro al televoto.

Nella redazione di “Amici” da domenica 7 febbraio piovono lettere ed e-mail di protesta: i numeri mostrati in sovraimpressione durante la diretta sono inesistenti.

È questa l’accusa dei telespettatori, che mandando sms o telefonando ai numeri mostrati dal programma, si sono sentiti più volte rispondere che il numero chiamato non esisteva.

Il dubbio è lecito: che l’inesistenza riguardi solo alcuni numeri e non altri?

In altre parole, il televoto è stato pilotato?

Questo non è dato saperlo madi certo è che l’eliminazione di Borana a questo punto non sarebbe comunque giusta, anche se si fosse trattato di un semplice “inceppamento” telefonico e anche se la ballerina classica non è mai apparsa particolarmente amata dal pubblico.

Non è la prima volta, però, che ad “Amici” sorgono dubbi sul televoto.

In “Amici 7”, la famosa edizione vinta da Marco Carta, i telespettatori insorsero a causa di un errore di grafica.

Infatti, durante un serale, tre volte su otto, mentre si esibiva la squadra blu, compariva in sovraimpressione il codice per votare la squadra bianca, impedendo così agli appassionati del programma e tifosi dei blu di votare per i loro beniamini.

In quell’occasione uscì l’attrice “blu” Marina Marchionne e Luca Zanforlin, dopo un riesame dei voti, sostenne pubblicamente che la vittoria sarebbe andata comunque ai bianchi.

Un’altra polemica risale invece alla finale dello scorso anno, vinta da Alessandra Amoroso, durante la quale i telespettatori votanti non hanno ricevuto conferma del voto effettuato (in seguito all’invio di un sms di solito arriva un sms di conferma), lasciando quindi il dubbio che la preferenza non fosse stata registrata.

Inoltre, molti telespettatori hanno accusato il programma di non avere mostrato la percentuale con cui la Amoroso vinse e soprattutto di aver continuamente tentato di screditare Valerio Scanu, secondo classificato, per favorire la cantante.

Per non parlare di quello che spesso in rete e dai fan viene definito il “pongoregolamento”, ossia un regolamento che varia in base all’umore degli autori o, per essere più maligni, per favorire i loro protetti.

L’ultimo esempio risale proprio a domenica scorsa, in cui si aspettava una doppia eliminazione, trasformatasi in una sfida a due ed, infine, addirittura in un ripescaggio.

Degli “Amici” ultimamente, è meglio non fidarsi!

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Tutto pronto su Tv Live per l’appuntamento con la  Serie A tra: Milan – Livorno in streaming live in diretta gratis alle ore 15:00 di Domenica 31 Gennaio 2010.

La partita di Coppa Italia persa contro l’Udinese non fa testo. Se si guarda al Milan del derby invece si capisce come il Livorno non possa creare grattacapi. L’Inter ha dimostrato di essere superiore, ma il Milan non ha fatto brutta figura e ha dimostrato come Leonardo sia riuscito a trarre il massimo dal materiale a disposizione. Questo Ronaldinho non fa la differenza nei big match, ma in queste gare contro le squadre abbottonate in difesa diventa decisivo con le sue verticalizzazioni improvvise, o saltando l’uomo. Il Livorno è un cantiere aperto, e la vicenda Cosmi ha contribuito ad agitare negativamente la settimana. Poi da una squadra che finora ha segnato appena 4 gol in trasferta non ci si può attendere miracoli.

Come e dove vedere Milan - Livorno 31 Gennaio 2010 Streaming diretta gratis

Per chi non ha a disposizione un abbonamento satellitare , ad esempio a Sky, è comunque possibile guardare le partite di Serie A e B, Champions League e Europa  League in diretta: l’unica condizione è quella di avere a disposizione una connessione a banda larga (le normali ADSL italiane vanno benissimo) e installare uno o più programmi adatti a ricevere le trasmissioni. Tutto questo è possibile grazie ad alcuni canali televisivi stranieri, che hanno i diritti per il Campionato italiano, Champions League e Mondiali, anche via Internet.

E’ possibile vedere la partita gratis da internet scaricando Free Tv Radio oppure da questi siti web:

Free TV Radio ti apre un nuovo mondo. Video clips, concerti, partite di calcio, tutti i tipi di sport… Guarda, vivi e ascolta… gratuitamente!
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Avatar

Posted by Tv Live On gennaio - 19 - 2010 ADD COMMENTS

James Cameron si conferma un regista capace di fondere spettacolarità e messaggio

Jake Sully è un marine costretto su una sedia a rotelle che accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora (distante 44 anni luce dalla Terra) in sostituzione del fratello morto. Costui era uno scienziato la cui missione era quella di esplorare il pianeta mediante un avatar. Essendo l’atmosfera del pianeta tossica per gli umani sono stati creati degli esseri simili in tutto e per tutto ai nativi che possono essere ‘guidati’ dall’umano che si trova al sicuro dentro la base. Pandora però non è solo un luogo da studiare. È soprattutto un enorme giacimento di un minerale prezioso per la Terra su cui la catastrofe ecologica ha ridotto a zero le fonti di energia. Uomini d’affari avidi e militari si trovano così uniti nel tentativo di spoliazione del pianeta. C’è però un problema: gli indigeni Na’vi non hanno alcuna intenzione di farsi colonizzare. Il compito iniziale dell’avatar di Jake sarà quello di conoscerne usi e costumi e di farsi accettare all’interno delle loro comunità. Sarà così in grado di riferire se sia possibile sottometterli. Jake conosce così Neytiri, una guerriera Na’vi figlia del capo tribù. Da lei impara a divenire un guerriero molto diverso dal marine che è stato e se ne innamora ricambiato. Da quel momento la sua visione dell’impresa cambia.
James Cameron è tornato e, ancora una volta, ha lanciato la sua sfida molto personale al mondo del cinema. Così come in Titanic, snobbato a torto dalla critica più vetero-conservatrice, anche in Avatar decide di basare l’impresa su una sceneggiatura che a un primo sguardo non può non apparire decisamente semplice (anche se chi ha fatto facili e ironici riferimenti a Pocahontas ha dimenticato che la giovane indiana d’America visse, nella sua storia d’amore con John Rolfe, il percorso esattamente opposto a quello qui narrato).
Cameron si rivela, proprio grazie agli stereotipi narrativi di cui fa ampio uso, un vero autore. Potrebbe sembrare un ossimoro ma non è così. Perché pesca citazioni a piene mani dalla storia del cinema (non rinunciando, ad esempio, a citarsi richiamando in servizio la Sigourney Weaver, un tempo Ripley, offrendole un’entrata in scena provocatoria con sigaretta accesa o attingendo per il personaggio di Tsu’tey al Vento nei Capelli di Balla coi lupi) ma riesce a trasferirle nelle proprie ossessioni narrative. Che sono quelle (tanto per citarne solo alcune) della scoperta di ‘Nuovimondi’ da Abyss al già citato Titanic o del cosa significhi sentirsi alieno e sul cosa accade quando la prospettiva si rovescia.
Ma è soprattutto il mistero delle dinamiche organiche naturali e del loro rapporto con la Scienza e con i suoi prodotti (siano essi macchine come in Terminator o corpi che sono al contempo un sé e un ‘altro da sé’ come gli avatar) che lo affascina. Non facendogli però dimenticare che al pubblico (anche al più vasto, indispensabile per riassorbire gli enormi capitali investiti e trarre un profitto) non è sufficiente offrire la tecnologia più avanzata (che qui non manca). Non basta ‘stupirlo’.
Anche se nel modo più accessibile è fondamentale suscitare un pensiero. In Titanic ci si immergeva alla ricerca di un tesoro e se ne riportava invece una traccia di memoria (il ritratto) che spingeva poi lo spettatore a interrogarsi su una nave che diveniva, senza superflue sottolineature, il simbolo della divisione in classi di una società. In Avatar, pensato 15 anni fa ma realizzato negli ultimi 4, la recente lezione della guerra in Iraq lascia le sue tracce profonde. Ancor più del discorso ecologico che sottende tutto il film (con la sua visione di un’energia panica da rispettare) è quello sulla facile etichettatura di nemici applicabile a coloro che posseggono le fonti energetiche che abbisognano ai più forti che maggiormente segna la narrazione. È storia di sempre, si dirà, già vista (al cinema) e sentita. Ma ci vogliono registi capaci di osare, consapevoli che tutte le storie sono già state narrate ma che alcune meritano di essere ribadite con tutta la forza della spettacolarità che è possibile mettere in campo.
Avatar non sarà il film che rivoluzionerà la storia del cinema ma Cameron merita rispetto e ammirazione. Sa perché e su quali temi rischiare, in un’epoca in cui la grande maggioranza cerca l’incasso sicuro. Onore al merito.

Avatar Trailer Italiano HD

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Sherlock Holmes

Posted by Tv Live On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS

Ritorno alle origini del personaggio di Conan Doyle per un plot originale in salsa action e steampunk

Sul finire dell’Ottocento, Londra è una città affascinante e pericolosa. Le novità tecnologiche attirano i cittadini più curiosi, ma il richiamo per l’occulto e il soprannaturale è altrettanto forte. Quando Sherlock Holmes e il fido dottor Watson consegnano l’assassino di giovani donne Lord Blackwood alla giustizia e, dopo aver assistito all’esecuzione capitale, assistono non di meno alla sua apparente resurrezione, Holmes è felice di potersi finalmente interessare di qualcosa alla sua portata. Tanto più che si è ripresentata a lui la bella Irene Adler, chiedendo il ritrovamento di un uomo che si scoprirà interrato nella bara di Blackwood. I casi si intrecciano, si aggrovigliano, sporcano gli abiti di fumo e di avventura.
Guy Ritchie punta su un indirizzo ambizioso: 221B, Baker Street. Lente d’ingrandimento alla mano, smette di farsi sedurre dall’eccentricità per accumulazione (i tanti personaggi delle pellicole precedenti) e la trova, purissima, per “concentrazione” nella figura di Sherlock Holmes, così come fece capolino inizialmente sulle pagine di Conan Doyle, prima di rifarsi trucco e parrucco in seguito alle ingerenze dei lettori, della storia, della leggenda e del cinema stesso. Un uomo di straordinario acume e ugual passione per l’azione, ordinato mentalmente come nessun altro (se n’è fatto un “metodo”), che vive da bohemien nel disordine dei ritagli di giornale (la cronaca scandalistica), della polvere (bianca?) e dell’assenza di regolari abitudini, scazzottando alla bisogna a mani nude. Questo ritorno alle origini del personaggio –benché poi la sceneggiatura segua un plot originale- è una prima evidenza a favore del lavoro di Ritchie.
Seconda, ma intimamente connessa, viene la scelta degli interpreti: il nuovo Holmes emerge, coerente e vigoroso, dalla zona di intersezione e sovrapposizione tra le caratteristiche romanzesche del detective di Conan Doyle e quelle reali e “biofilmografiche” di Robert Downey Jr., talento istrionico, uomo intelligente e contraddittorio, paladino iron(ico), non privo di invadenti fantasmi e noti (alle cronache) trascorsi. Al suo fianco, Jude Law è un dottor Watson con personalità, un passo indietro in quanto a genialità e spavalderia ma complice sincero, coinquilino avvenente, braccio (destro) e spalla (fuori e dentro la finzione) che valgono bene una scenata di gelosia, un tocco di isterismo, una manciata di voluta ambiguità. Rachel Mc Adams, infine, è “la donna”, furba e traditrice, unica fonte femminile di interesse per il nostro, in quanto caso irrisolvibile, abitante di quel territorio del diavolo – la criminalità elegante e scaltra – con cui il protagonista flirta tanto piacevolmente. Ma uno più uno, questa volta, non fa un due pieno.
Qualche spacconeria di sceneggiatura, non poche lungaggini, dialoghi che promettono ma non conquistano, fermano lo spettatore dal fregarsi le mani e gli lasciano sul viso un sorrisetto sarcastico. Alla Holmes.

Sherlock Holmes trailer italiano

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Io & Marilyn

Posted by Tv Live On dicembre - 21 - 2009 ADD COMMENTS

Pieraccioni evoca il fantasma di Marilyn e infila un destino tragico(mico)

Gualtiero Marchesi è un “riparatore” di piscine col cuore spezzato e una figlia adolescente. La moglie gli ha preferito il circo e il magnetico Pasquale, napoletano verace, impavido tiratore di coltelli e domatore di una tigre mansueta. Confortano le sue sere vuote e le sue malinconie piene una coppia di amici gay, pasticcieri pasticcioni con cui improvvisa una seduta spiritica ed evoca lo spirito di Marilyn Monroe. La bionda diva non si farà attendere e apparirà fantasma carnale a colui che l’ha invocata col cuore. Comincia così un’inedita convivenza tra Gualtiero e la diva americana, romantica e generosa dispensatrice di consigli sentimentali. Ispirato dalla sua bellezza e dalla sua malia, Gualtiero proverà a riconquistare la sua compagna tra gonne bianche sollevate da un soffio e sotto un cielo di stars.
Come Tom Ewell, redattore con prole e la moglie in vacanza, Leonardo Pieraccioni, addetto alla manutenzione delle piscine e la moglie al circo, ha una bionda in casa e Marilyn Monroe nella doccia. Il Pieraccioni innamorato e piantato di Io e Marilyn frequenta il piano terreno della commedia, infilando per la prima volta il primo piano del (melo)dramma e quello surreale del fantasy. Nella sua Toscana, battuta dai cicloni, accesa dai fuochi d’artificio e frequentata assiduamente da principi e pirati disposti a eccitanti grullate, appare un fantasma biondo che ha i contorni morbidi e auratici di Marilyn Monroe. Icona depositata nel cuore del nostro immaginario collettivo, la visione della diva che trattiene l’abito sollevato dal soffio della metropolitana non ha mai smesso di tormentare il comico toscano, che la coglie nella sua candida levità a dispetto della sua piena carnalità.
Dentro a un plissé altrettanto candido la sosia inglese di Marilyn è la magnifica proiezione del Gualtiero di Pieraccioni, ragazzo di provincia ormai maturo, che contrappone al pretenzioso capitale di virilità dell’antagonista la produttività del lavoro e la pienezza del sentimento. Pieraccioni sembra finalmente individuare un personaggio credibile sia nelle sfumature umoristiche sia nel destino tragico(mico).
Intorno a lui pulsa e si agita un piccolo mondo che si avvale, altra bella novità, della pregnanza dei personaggi secondari: l’allucinato Arnolfo di Rocco Papaleo, il domatore indomabile di Biagio Izzo, il pasticciere possessivo di Laurenti, il maresciallo sregolato di Pannofino. Limando la trivialità e la toscanità, l’accumulo e la ripetizione dei clichè, il regista fiorentino rimanda il trionfo del suo eroe piccolo piccolo e punta sulla grazia e l’incanto della sua visione: una donna e un’attrice geneticamente disposta alla malinconia.
La Marilyn di Suzie Kennedy è allora il morbido muro sul quale rimbalza la fragilità del comico e il suo desiderio di essere moderatamente felice. Seduto accanto a una stella su un pontile o a una fermata d’autobus.

Trailer italiano – Io & Marilyn

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Natale a Beverly Hills

Posted by Tv Live On dicembre - 13 - 2009 ADD COMMENTS

Cinepanettone dei fratelli Vanzina a Beverly Hills

natale-a-beverly-hillsDopo diciassette anni Cristina incontra, per un caso fortuito a Los Angeles, Carlo, il mascalzone che l’aveva abbandonata incinta di sette mesi e che oggi, cinquantenne, vive ancora come un gigolo insieme a una donna molto più vecchia di lui. Cristina non si lascia sfuggire l’occasione di affrontarlo e gli comunica che il figlio Lele ora ha un padre putativo, Aliprando, che si è preso cura di lei e del ragazzo. A loro ha raccontato che il padre naturale è morto, per cui gli ordina di rimanere lontano dalla loro vita. Carlo, che in realtà temeva di essere messo di fronte ai suoi doveri paterni, tira un sospiro di sollievo e fingendosi amareggiato accetta di buon grado. Quello che non immagina è che la sua anziana compagna, poco prima di imbarcarsi sull’aereo che avrebbe dovuto riportarli a St. Barth, decide di lasciarlo per un aitante giovanotto. Bloccato negli Stati Uniti e senza un soldo in tasca, Carlo chiede aiuto proprio a Cristina e, spacciandosi per un suo fantomatico fratello missionario laico in Angola, riesce a farsi ospitare da Aliprando per qualche giorno. Nel frattempo Lele s’invaghisce di Susanna, la bellissima figlia di Claudio, il proprietario dell’albergo. Per far colpo su di lei “ruba” l’auto presa a noleggio da Aliprando e offre alla ragazza un passaggio fino all’università. Cristina, che assiste esterrefatta a tutta la scena, obbliga Carlo ad assumersi per la prima volta le sue responsabilità di padre e ad unirsi ad Aliprando nella ricerca del ragazzo, ricerca che si trasformerà in una serie di avventure esilaranti nelle quali entrerà anche una vecchia fiamma di Carlo, Fiamma.
Serena e Marcello sono in procinto di sposarsi ed entrambi organizzano una festa per dire addio alla loro vita da single. Durante il suo party Marcello incontra per caso Rocco, un vecchio compagno di liceo che non vedeva da anni e che si trova a Los Angeles per un convegno. Rocco si è arricchito producendo protesi per la chirurgia estetica, mentre Marcello gestisce con successo un ristorante a Malibu. Nel frattempo Serena sta festeggiando il suo addio al nubilato in un locale country ma, a causa di qualche bicchierino di troppo, finisce per lanciarsi in uno spogliarello stile Kim Basinger in “9 settimane e mezzo” sotto lo sguardo eccitato degli uomini che affollano il bar. Viene fermata appena in tempo dalla sua amica e trascinata via. Fuori dal locale s’imbatte in Rocco, che nel frattempo ha abbandonato la festa di Marcello e per una serie di equivoci finisce nella sua camera d’albergo. Tra i due non succede nulla, ma Serena, in preda a un’amnesia da dopo sbornia, è convinta di avere tradito il futuro marito. Così quando il giorno dopo vede arrivare Rocco al ristorante di Marcello fa di tutto per evitare l’incontro diretto. Ma Rocco, che nel frattempo si è perdutamente innamorato di lei, non intende rinunciarvi e non solo le fa credere di avere trascorso insieme una notte di travolgente passione, ma comincia a corteggiarla e a tramare per dividere i due…

Trailer Natale a Beverly Hills

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